Utilità del doppio trapianto di cordone negli adulti

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L’utilizzo di due unità di sangue cordonale per l’esecuzione dei trapianti allogenici permette di estendere l’accesso a questo trattamento dei pazienti adulti con leucemia acuta (LA), con risultati di efficacia e sicurezza non dissimili da quelli osservati con il trapianto di una singola unità. Queste le conclusioni di uno studio (Scaradavou A et al. Blood, 2013;121:752-758) condotto su 409 pazienti con LA mieloide o linfoide allo scopo di valutare l’outcome clinico del doppio trapianto di cordone, un approccio entrato nella pratica clinica come mezzo per allargare l’accesso al trapianto di sangue cordonale anche ai pazienti adulti, nei quali è richiesto una cellularità minima spesso non raggiungibile con una singola unità.

Utilizzando i dati provenienti dai registri internazioni e statunitensi, è stata condotta un’analisi retrospettiva per paragonare i relativi rischi e benefici del trapianto di due unità cordonali parzialmente compatibili (303 pazienti) con quelli del trapianto di una singola unità (106 pazienti) di dosaggio adeguato (cellule mononucleate criopreservate > 2,5 x 107/kg). Dopo aggiustamento dei fattori associati con l’outcome clinico, la probabilità di ripresa neutrofila (mediana: 20 giorni in entrambi i gruppi), mortalità associata al trapianto, recidiva e mortalità globale è risultata sovrapponibile nei due gruppi. Tuttavia, il rischio di GVHD acuta di grado 2-4 era complessivamente maggiore nei riceventi di un doppio cordone rispetto a quelli trapiantati con una singola unità (in particolare nel periodo 2002-2004, non significativo successivamente), mentre il rischio di GVHD cronica risultava simile.

«La pratica di utilizzare due unità cordonali parzialmente compatibili è nata dalla necessità di estendere l’applicazione del trapianto di cordone anche ai pazienti adulti, di maggiore peso corporeo, e in questo studio abbiamo volute verificare se realmente l’infusione di due unità era in grado di creare una cellularità sufficiente per questi pazienti», scrivono gli autori della ricerca. « A differenza di altri, non abbiamo trovato una riduzione del rischio di recidiva dopo trapianto doppio, mentre il maggior rischio di GVHD acuta, pure riportato da altri autori, che abbiamo osservato nel periodo 2002-2004 (ma non in quello successivo) potrebbe essere attribuito all’utilizzo di regimi non comprendenti ATG. Poiché il principale fattore in grado di influire sulla sopravvivenza dei pazienti trapianti, indipendentemente dal numero di unità infuse, è risultato essere la fase di malattia, l’utilizzo di questo approccio dovrebbe essere sfruttato per eseguire un più alto numero di trapianti nelle fasi più precoci della malattia». Studi prospettici randomizzati sarebbero comunque auspicabili per confermare l’equivalenza fra i trapianti effettuati con una o due unità di cordone.

 

Fonte: Blood

PubMed link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23223509

Redazione Ematologia in progress
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