Stratificazione genetica del rischio nella LAM

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Felicetto Ferrara, MD –

Divisione di Ematologia – Ospedale Cardarelli, Napoli –

 

 

Nel 2010 sono state pubblicate le raccomandazioni ELN (European Leukemia Network) per la diagnosi  e la terapia della leucemia mieloide acuta (LAM). In base a caratteristiche citogenetiche e molecolari, gli autori hanno definito 4 categorie di rischio: favorevole, intermedio-1, intermedio-2 e sfavorevole, come indicato in Tabella 1 (1).

 

Nel corso dell’ultimo meeting dell’American Society of Hematology (ASH), Alpermann e collaboratori hanno descritto i risultati di uno studio (2), nel quale lo score ELN è stato applicato una serie di 1458 pazienti con AML, dai quali sono stati esclusi  quelli con LAM secondaria a terapia per altre neoplasie e leucemia acuta promielocitica, per cui l’analisi finale è stata condotta su 1110 pazienti. E’ da sottolineare che l’età mediana era di 66 anni, che riproduce fedelmente quanto avviene nella daily practice. Secondo ELN, il 27 % veniva classificato favorevole, il 33 % come intermedio-1, il 22 % come intermedio-2 ed il 18 % come sfavorevole (Figura 1). Dal punto di vista prognostico, le differenze erano significative tra i vari sottogruppi, tranne che tra intermedio-1 e intermedio-2, come mostrato nella Figura 2.

 

La novità dello studio presentato all’ASH consiste della proposta di una nuova classificazione, i cui dettagli vengono elencati in Tabella 2.

Come è evidente, le principali differenze riguardano i gruppi intermedio-1 e -2 dove, in luogo delle mutazioni di FLT3, viene inserito il rapporto FLT3-ITD maggiore o minore di 0.5 che secondo i dati degli autori, ma anche in altre casistiche, ha maggiore peso prognostico. Inoltre viene recepito il concetto del significato prognostico favorevole solo della mutazione bi-allelica di CEBPA, mentre la mutazione monoallelica viene considerata di significato prognostico intermedio.  La distribuzione dei pazienti secondo la classificazione di Alpermann e coll. viene mostrata nella Figura 3 e non varia sostanzialmente da quella ELN, tranne che per una maggiore incidenza di pazienti a prognosi favorevole (35 % vs. 23 %) e minore di intermedio-1 (15% vs. 21%).

In definitiva, la nuova classificazione proposta da Alpermann e coll. integra quella ELN considerando il rapporto FLT3-ITD e la mutazione monoallelica di CEBPA per il gruppo a prognosi favorevole e le altre mutazioni di CEBPA, ML-PTD+ e RUNX1 per la categoria a prognosi intermedia. E’ da notare che la prognosi sfavorevole viene definita solo in base alla citogenetica. Nell’esperienza degli autori (Figura 4) la stratificazione prognostica (sopratutto tra intermedio- 1 e intermedio- 2) è sicuramente più efficace rispetto ai criteri ELN e se validata prospetticamente o in altre serie altrettanto numerose di pazienti,potrà diventare il nuovo standard per la scelta della terapia post-remissionale della LAM.

 

 

Bibliografia

 

  1. Dohner H, Estey EH, Amadori S et al. Diagnosis and management of acute myeloid leukemia in adults: recommendations from an international expert panel, on behalf of the European Leukemia Net. Blood 2010;115:453-74.  Link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19880497  
  2. Alpermann T, Kern W, Schnittger S, Haferlach C,  Haferlach T. Evaluation of the New Genetic Risk Classification of the European LeukemiaNet Recommendations in 1,110 Patients with De Novo AML and Proposal of a Refined Version. Blood 2011, 118, 413 abs. Link:http://abstracts.hematologylibrary.org/cgi/content/abstract/118/21/413?maxtoshow=&hits=10&RESULTFORMAT=&fulltext=413&searchid=1&FIRSTINDEX=0&volume=118&issue=21&resourcetype=HWCIT 

 

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