Resoconto dal 51° Congresso Nazionale SIE: Focus sulla ITP

 

Pubblichiamo una selezione di abstract sulla Trombocitopenia Immune (ITP) presentati nel corso del 51° Congresso Nazionale della SIE (Societá Italiana di Ematologia), svoltosi a Milano, dal 23 al 25 settembre 2024.

 

Efficacia e sicurezza degli antagonisti recettoriali di trombopoietina in donne gravide ed i loro neonati: studio multicentrico retrospettivo ITP-NET per il Working Party GIMEMA “Anemie e Piatrinopenie”.

M. Carpenedo et al. (Ospedale L. Sacco, Universitá di Milano). Abs C096

 

Sono stati valutati i dati di efficacia e sicurezza dei TPO-RA, utilizzati da 7 centri ematologici italiani in 13 donne in gravidanza con ITP. I dati raccolti retrospettivamente riguardavano le terapie eseguite n precedenza, dosaggio e durata della terapia con i TPO-RA, conta piastrinica (Plt) al parto, eventi avversi, esito materno e fetale. RISULTATI: sono stati analizzate 16 gravidanze in 13 donne e 17 neonati (1 parto gemellare). L’età mediana al parto era di 33 anni (22-46). Tre pazienti avevano una ITP de novo mentre in 13 gravidanze l’ITP era cronica, con una durata mediana di malattia di 12 anni (1-41). Il numero mediano di terapie (tx) prima della gravidanza era di 3 (0-6), incluse 4 splenectomie e 7 tx con TPO-RA. Tutte le pazienti erano refrattarie agli steroidi (CS); romiplostim (dose settimanale mediana 6 mcg/Kg) ed eltrombopag (dose giornaliera mediana 25 mg) sono stati somministrati rispettivamente a 10 e 6 pz. per una mediana di 33 giorni (5-280), prima del parto. La conta mediana delle Plt all’inizio del TPO-RA era 29 x 109/L. In 11 casi il TPO-RA è stato somministrato in combinazione: con CS (7), CS più IVIG (1), IVIG (2), CS e ciclosporina (1). Durante 6 gravidanze sono state segnalate emorragie mucocutanee, risolte dopo l’uso di TPO-RA. Tutte le 16 gravidanze hanno risposto a TPO-RA, 11 con risposta completa e la conta mediana di Plt al parto di 112 x109/L (58-250). Non sono state segnalate complicanze trombotiche, emorragiche o di altro tipo. Il taglio cesareo (TC) è stato eseguito in 5 parti (31%) e solo in un caso si è verificato un sanguinamento peripartum (WHO 2). C’è stato solo 1 caso di parto prematuro dovuto a placenta previa, con un TC programmato senza sanguinamento rilevante. 10 neonati (59%) hanno presentato trombocitopenia alla nascita, trattati con IVIG da sole o in combinazione con trasfusione di Plt, con risposta completa. In 13 casi (81%) la terapia con TPO-RA è stata continuata dopo il parto. 6/12 neonati hanno ricevuto l’allattamento al seno. CONCLUSIONI: I dati sull’efficacia/sicurezza di altre terapie oltre a CS e IVIG, per le pazienti con ITP durante la gravidanza sono scarsi. Nell’esperienza qui descritta la terapia con TPO-RA sembra sicura, gestibile ed efficace per aumentare la conta piastrinica a livelli di sicurezza in previsione del parto sia nelle pazienti con ITP di nuova diagnosi che in quelle con malattia cronica, refrattaria a CS. Non sono stati segnalati eventi trombotici né complicazioni specifiche per i neonati. Questi dati positivi e incoraggianti richiedono conferma in casistiche più ampie.

 

Fostamatinib nei pazienti con comorbiditá cardiovascolare: quando e in chi? Un’esperienza monocentrica di real life.

C. Giubbilei et al. (Ospedale Universitario Careggi, Firenze). Abs DP078.

 

ll fostamatinib (FOS) è un inibitore SYK, utilizzato come terapia di seconda linea per la ITP cronica. Il suo meccanismo d’azione si basa sul blocco della fagocitosi piastrinica mediata da autoanticorpi e lo rende un candidato non solo nei casi di mancata risposta agli agonisti del recettore TPO (TPO-RA), ma anche nei pazienti con molteplici comorbilità, in cui la trombocitosi secondaria dovrebbe essere evitata. Sono stati studiati 22 pazienti con ITP (5M e 17 F) con un’età mediana alla diagnosi di 45 anni (12-87). 14 pazienti presentavano comorbidità cardio-vascolare (CV), con 5 che presentavano più di 2 fattori di rischio e 3 avevano già manifestato eventi trombotici. I pazienti erano stati esposti a una media di 3 linee di terapia (1-10) prima di iniziare il FOS; il TPO-RA era già stato somministrata all’82% dei pazienti. Solo 4 pazienti non avevano ricevuto in precedenza la terapia con TPO-RA (2 in 3° linea dopo rituximab, 2 in 2° linea). L’età mediana all’inizio della terapia con FOS era di 63,5 anni (24-87). Il motivo principale per cui si è iniziata la terapia era la perdita di risposta o la mancata risposta alle linee precedenti (14 pazienti). In 4 pazienti, è stato utilizzato il FOS per la sua idoneità alla loro storia trombotica (2 infarti, 1 arteriopatia, 1 trombosi venosa). I pazienti hanno ottenuto risposte: 7 risposte complete (CR), 4 risposte (R) e 8 nessuna risposta (NR). 7 pazienti erano stati esposti a 4 o più linee terapeutiche, con un mantenimento mediano della risposta di 73 giorni (32-525); negli altri casi era di 88 giorni (9-98). Il tempo mediano alla risposta era di 15 giorni (9-98). I pazienti non esposti a TPO-RA hanno ottenuto R/RC. Non si sono verificati eventi CV durante il trattamento. Sul totale, 13 pazienti sono tuttora in trattamento.

Non è emersa alcuna differenza significativa nel mantenimento della risposta tra pazienti precedentemente pluritrattati e quelli trattati più precocemente con FOS con esposizioni multiple e quelli che lo avevano ricevuto in precedenza nella loro storia di trattamento. Tuttavia, i pz naive per i TPO-RA, che hanno ricevuto FOS come 2° o 3° linea, hanno ottenuto una risposta più profonda e leggermente più rapida (13 giorni); in un caso si è mantenuta una risposta anche dopo sospensione del trattamento (SROT). I pazienti che avevano avuto eventi CV importanti non hanno presentato nuovi episodi. Conclusione: I nostri dati, seppur su piccola casistica, forniscono informazioni sul ruolo che FOS potrebbe occupare nell’algoritmo decisionale, in particolare per quanto riguarda pz con comorbidità e rischio CV.

 

Utilizzo di fostamatinib in pazienti adulti con piastrinopenia immune cronica: esperienza italiana

E. Lucchini et al. (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina, Trieste). Abs C059

 

I risultati degli studi FIT-1 e FIT-2 su pazienti adulti (pz) con trombocitopenia immune cronica (cITP) trattati con fostamatinib (FOS) hanno mostrato un tasso di risposta iniziale del 43% e un tasso di risposta stabile del 18%, con circa il 25% di pz che hanno ricevuto il trattamento per almeno 6 mesi. L’obiettivo di questo studio era valutare in un contesto reale l’impatto di FOS su pz adulti con cITP refrattaria trattati in Italia. Abbiamo condotto uno studio osservazionale multicentrico retrospettivo che ha incluso pz consecutivi con cITP che hanno ricevuto almeno una dose di FOS al di fuori degli studi clinici, tra il 1° ottobre 2021 e il 1° aprile 2023. L’endpoint primario dello studio, come possibile surrogato sia di efficacia che di sicurezza, era la percentuale di pz che avevano ricevuto FOS per almeno 6 mesi. Sono stati arruolati 91 pazienti da 20 centri italiani, 59% donne, età media 63 anni (21-86). 4 pazienti avevano ITP secondaria (APS 3, SLE 1). Il tempo mediano dalla diagnosi di ITP al trattamento con FOS è stato di 7 anni; l’82% dei pazienti aveva ricevuto in precedenza 3 o più linee di terapia. Il 57% ha ricevuto più di un TPO-RAs e il 23% è stato sottoposto a splenectomia. Al momento di questa analisi, 89/91 pazienti erano valutabili per l’efficacia. 34 (38,2%) e 30 (33,7%) pazienti hanno ottenuto rispettivamente una risposta (R) o risposta completa (CR) al FOS, secondo i criteri IWG; R e CR sono stati raggiunti entro il 3° mese di terapia in 60 pazienti e dal mese 4 al mese 6 in 4. Al 6° mese le percentuali di pazienti in R, CR, e nessuna risposta o perdita di risposta erano rispettivamente 16 (22%), 18 (25%) e 38 (53%). Al momento del cut-off dei dati, la durata mediana del trattamento era di 3,7 mesi (intervallo 0,5-19,4) e la percentuale prevista di Kaplan-Meyer a 6 e 12 mesi di pazienti che ricevevano ancora FOS era rispettivamente del 40% e del 28%. Durante il periodo di trattamento, 69 pazienti (78%) hanno dovuto aumentare FOS a 150 mg bid. Sono stati segnalati 59 eventi avversi in 38 pazienti, per lo più (76%) di grado 1-2, 31 (52%) correlati a FOS. Un singolo evento trombotico venoso si è verificato in un paziente che aveva interrotto FOS 5 mesi prima dell’evento. Cinque pazienti hanno interrotto FOS a causa di effetti collaterali: neutropenia grave 1, transaminite 1, diarrea 2, ipertensione 1. Questa esperienza italiana indica FOS come un trattamento di salvataggio attivo e sicuro, per pazienti con cITP refrattaria pesantemente pretrattati. FOS è stato utilizzato nella maggior parte dei casi come quarta o ulteriore linea di trattamento, dopo il fallimento di TPO-RA. I nostri risultati mostrano che una percentuale significativa di pazienti (47%) trae beneficio da FOS dopo 6 mesi, il che suggerisce che questo trattamento può essere considerato un’opzione terapeutica gestibile ed efficace nella pratica del mondo reale.

 

Emopoiesi clonale nei pazienti con piastrinopenia autoimmune: prevalenza e significato clinico

B. Fattizzo et al. (University of Milan; Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Ematologia, Italy). Abs C056

 

La prevalenza e il significato dell’ematopoiesi clonale nella ITP non sono noti. In questo lavoro sono stati studiati pazienti adulti con ITP seguiti in 13 centri in Italia, Regno Unito e Stati Uniti dal 2003 fino a dicembre 2023, con dati NGS disponibili (pannello mieloide di >50 geni), per valutare la prevalenza e il tipo di mutazioni rilevate e la loro associazione con le caratteristiche cliniche e di laboratorio della ITP.

Complessivamente sono stati inclusi 173 pazienti con ITP, 64 dei quali (37%) presentavano almeno una mutazione e 35 (20%) due o più. I geni mutati in ordine di frequenza sono stati: TET2 (37 mutazioni), DNMT3A (19), SRSF2 (12), ASXL1 (10), CBL (4), BCOR (4), SETBP1 (3), SF3B1 (3), NF1 (2), TP53 (2); EZH2 (3), MPL (3), EGLN1 (2), IDH2 (2), JAK2 (2), PHF6 (2), CEBPA (1), CBFB (1), MKL1 (1), RADS21 (1), STAG2 (1) e U2AF1 (1) in un caso ciascuno. Il VAF mediano era del 29% (intervallo 2,6 – 39%).

I pazienti NGS-positivi erano significativamente più anziani di quelli NGS-negativi (70 anni, range 18-89, versus 61, 18-84, p= 0,05), mentre i valori piastrinici alla diagnosi, sesso, la prevalenza di PTI secondaria e la sindrome di Evans, hanno mostrato una frequenza simile nei due gruppi. L’82% dei soggetti ha ricevuto terapia (mediana di 2 linee, 1-7), principalmente steroidi (100%), TPO-RA (75%), rituximab (23%), immunosoppressori citotossici (21%) e fostamatinib (14%).

I pazienti NGS-positivi erano più frequentemente recidivanti/refrattari (>3 linee, 47% contro 32% NGS negativo, p=0,03); è stato osservato anche un tasso di risposta più elevato a fostamatinib, sebbene in una quota ridotta di pazienti (10/13 NGS positivi, 77% contro 1/11 negativi, 9%, p=0,001). Nel complesso, 18 pazienti (10%) hanno manifestato una complicanza trombotica durante il decorso della malattia, senza associazione

con mutazioni NGS. Non è stata osservata alcuna evoluzione verso neoplasie mieloidi. Durante un follow up mediano di 5 anni (simile per i casi NGS positivi/negativi), 13 soggetti sono morti, più frequentemente appartenenti al gruppo NGS-positivo (14% contro 4%, p=0,01). I decessi non erano correlati all’ITP.

Questi dati preliminari mostrano la presenza di emopoiesi clonale in più di 1/3 dei casi di pz con ITP, più frequentemente associata ad età avanzata, recidiva di malattia e refrattarietà al trattamento. La frequenza, superiore a quella attesa in una popolazione di 60 anni (Rossi et al, Blood. 2021), suggerisce un possibile ruolo nella selezione clonale sia da parte dell’azione autoimmune correlata alla malattia contro i precursori del midollo osseo, sia del trattamento specifico.

 

Piastrinopenia autoimmune: efficacia e sicurezza sull’utilizzo combinato di fostamatinib e agonisti del recettore del TPO.

C. Sella et al. (Cittá della Salute e della Scienza, Torino). Abs DP076

 

Il trattamento della trombocitopenia immune (ITP) si è ampliato nel ultimi anni. Per la seconda linea di trattamento, sono disponibili gli agonisti del recettore per la trombopoietina (TPO-RA) e in successione il fostamatinib (FOS). Quest’ultimo è stato approvato dall’EMA nel gennaio 2020 per il trattamento di adulti affetti da ITP cronica con risposta insufficiente ai trattamenti precedenti. Tuttavia,  mancano dati a supporto della sicurezza e dell’efficacia di questa pratica clinica.

Metodi: Sono stati raccolti e analizzati retrospettivamente i dati di pazienti (pz) trattati con FOS associato a TPO-RA tra gennaio 2022 e l’aprile 2024.  Risposta (R) e risposta completa (CR) sono state definite come nello studio FIT .

Risultati: 15 pazienti hanno ricevuto FOS nel nostro Centro, in 8 pazienti FOS è stato utilizzato con TPO-RA (ELT in 5 pz, ROM in 2 pz e AVA in 1 pz) con l’intento di sospendere il TPO-RA dopo tapering. Il 50% erano donne e l’età mediana era di 61 anni (range 86-20). Tre pazienti erano ipertesi, 1 aveva avuto un ictus ischemico nel 2020, 2 avevano una storia di tromboembolia e 1 aveva un’arteriopatia periferica.

2/8 pazienti erano in terapia antiaggregante (tp) e 1/8 in anticoagulante orale diretto. 5 pts hanno iniziato FOS per perdita di risposta a TPO-RA, 1 pz per rischio trombotico elevato e 2 pz per entrambe le condizioni. All’inizio della terapia con FOS, il numero mediano di terapie precedenti per la ITP era 2.5, 1 paziente è stato splenectomizzato; tutti i pz erano stati esposti ad almeno un TPO-RA, il 25% a rituximab e il 12% a vincristina. L’esposizione mediana a TPO-RA prima di iniziare FOS era di 28 mesi (range 4-106). La conta piastrinica mediana era 18 x109/L (pz

con perdita di risposta) e la durata mediana della ITP era di 11 anni (intervallo 1-30). Dopo avere iniziato FOS, 3 pazienti hanno avuto bisogno di 1 intervento di salvataggio, il tempo mediano per la R è stato di 6 giorni per 7 pazienti (1 paziente non ha raggiunto R) e il tempo mediano alla CR è stato di 8 giorni per 6 pazienti (2 pazienti non hanno raggiunto la CR). Quattro pz hanno iniziato il tapering del TPO-R; 1 di loro ha interrotto il TPO-RA in CR, 3 pazienti non hanno interrotto TPO-RA a causa della perdita di risposta. Un paziente ha interrotto FOS per ipertensione non controllata. Il tempo mediano di follow-up in trattamento combinato con FOS più TPO-RA è stato di 71,5 giorni (range 587-27). 2 pazienti hanno manifestato diarrea; non sono stati osservate transaminiti né eventi trombotici.

Conclusioni: Nella nostra esperienza la combinazione di TPO-RA più FOS si è dimostrata efficace e sicura sia in caso di recidiva che di aumentato rischio trombotico. Il tempo osservato alla risposta è stato più breve rispetto allo studio FIT, il che potrebbe essere spiegato dalla sinergia di TPO-RA e FOS. Certamente, è necessario che questi risultati siano convalidati da casistiche più numerose e osservazioni più ampie.

 

Registro italiano sulla piastrinopenia immune (ITP) attiva dell’adulto – studio GIMEMA ITP0918: un’istantanea generale con focus sui trattamenti prima e dopo l’introduzione dei TPO-RA

G. Carli et al. (Ospedale S. Bortolo, Vicenza). Abs C057

 

Gli studi di registro sono una fonte importante di dati clinici riguardo ai pazienti nel mondo reale, al di fuori degli studi clinici registrativi. Il registro italiano sulla ITP degli adulti, mira a produrre un quadro dinamico della storia naturale della malattia e della gestione terapeutica dei pazienti. Questa analisi si è concentrata sulle scelte terapeutiche fatte per fase di malattia. Metodi: da ottobre 2018 ad aprile 2024, 26 centri ematologici in Italia hanno aderito al registro, reclutando in sequenza pz adulti con ITP primaria (pITP) in trattamento attivo al momento dell’arruolamento: con necessità di una prima linea di terapia (gruppo A) o necessità di modificare un trattamento già in corso (gruppo B) o con trattamento in corso (gruppo C). I dati storici vengono raccolti retrospettivamente all’ingresso nello studio e prospetticamente alle visite annuali, utilizzando REDCap. Lo studio è sponsorizzato dalla Fondazione GIMEMA (Roma). La raccolta e l’analisi sono state eseguite dalla Fondazione Hematology Project (Vicenza).

Risultati: Il 15 aprile 2024 sono stati reclutati 971 pazienti, di cui 892 valutabili per l’analisi: 130 (14,6%) nel gruppo A e 762 (85,4%) nel gruppo B+C. Il tempo mediano dalla diagnosi all’arruolamento è stato di 3,9 anni. L’età media alla diagnosi e all’arruolamento è stata rispettivamente di 52 e 62 anni. Gli uomini erano 384 (43%) e le donne 508 (57%). La conta piastrinica mediana era 95×109/L all’arruolamento e 19×109/L alla diagnosi. All’ingresso, 152 pazienti (91 A e 61 B+C) avevano una diagnosi recente di ITP, circa il 40% dei quali necessitava di una terapia di seconda linea; in questi pazienti, la terapia di seconda linea più comune è stata eltrombopag (57%), seguita da romiplostim (18%) e rituximab (12%). 93 e 647 pazienti erano rispettivamente in fase persistente o cronica di ITP al basale. La durata mediana della ITP all’ingresso nello studio è stata di 7 mesi per i pazienti con ITP persistente e 81 mesi per quelli cronici. La mediana delle precedenti linee di terapia è stata di 2. Nei pazienti trattati prima del 2010, la terapia di seconda linea più prescritta è stata la splenectomia (53%) seguita da rituximab (25%) e azatioprina (9%). Nei pazienti diagnosticati dopo il 2010, la maggior parte del trattamento di seconda linea prescritto è stato eltrombopag (62%), seguito da romiplostim (14%) e rituximab (9%). La splenectomia è stata eseguita in 118 (12%) pazienti, 55 (47%) prima del 2010 e 63 (53%) dopo il 2010 (23 negli ultimi 5 anni). Conclusione: il registro italiano ITP rappresenta l’esperienza più importante di dati multicentrici di vita reale in Italia su pazienti adulti con ITP attiva. Ha descritto il cambiamento nella gestione della terapia, evidenziando un uso sempre più precoce di TPO-RA. La splenectomia emerge come una valida opzione terapeutica ancora utilizzata nella pratica clinica attuale.

 

Splenectomia laparoscopica per trombocitopenia immune primaria (ITP) dopo il 2000: uno studio monocentrico

M. Venturi et al. (Istituto Seragnoli, Bologna). Abs C097

 

La splenectomia (SPL) è l’unica procedura che ha dimostrato di garantire una risposta sostenuta a lungo termine senza necessità di altra terapia (SROT), in circa il 60% dei pazienti (pt) con trombocitopenia immune primaria (ITP). Dal 2000, con l’introduzione del rituximab (RTX) e degli agonisti del recettore della trombopoietina (TPO-RA), l’uso della SPL è diminuito in modo significativo. La sicurezza e l’efficacia della SPL laparoscopica sono state valutate in 57 pazienti con ITP, che sono stati splenectomizzati tra il 2000 e il 2023 presso il nostro istituto. La risposta al trattamento è stata definita secondo i criteri IWG, come conta piastrinica (PLT) ≥ 30×109/L e almeno 2 volte superiore alla conta basale; la risposta completa (CR) richiedeva una PLT > 100×109/L. Sono stati registrati eventi di grado 3-4 dopo SPL (infezioni, trombosi, emorragie). Alla SPL, l’età mediana era di 37,7 anni (19,5-70,9); 24 (42,1%) pazienti erano maschi; la conta mediana delle PLT era 74×109/L (1-481). Tutti i pazienti sono stati vaccinati contro i batteri capsulati. La maggior parte dei pazienti è stata sottoposta a SPL in fase cronica (n. 39, 68,4%); 32 (56,1%) pazienti sono stati sottoposti a SPL dopo ≥1 TPO-RA e/o RTX, 25 (43,9%) dopo terapia di prima linea. Le caratteristiche clinico-di laboratorio erano comparabili nei 2 gruppi. Nel complesso, 52 (91,2%) pazienti hanno ottenuto una risposta (CR: 84,2%) in assenza di terapie aggiuntive. A 1, 6 e 12 mesi dall’SPL, rispettivamente, l’89,5%, l’84,2% e il 78,6% dei pazienti ha risposto. Dopo un tempo mediano di 1,3 anni (0,1-14,2) dalla prima risposta, 15 (28,8%) hanno perso la risposta. Nei 37 pazienti con SROT, il tempo di osservazione mediano dopo la SPL è stato di 10,5 anni (1,6-22,6). I restanti 20 pazienti hanno ricevuto almeno 1 terapia aggiuntiva dopo la SPL: di questi il 60% ha raggiunto la SROT, il 35% ha ottenuto una CR che tuttavia necessitava ancora di trattamento e il 5% non ha mai ottenuto una risposta. Nell’analisi univariata, solo l’età <60 anni è stata associata alla SROT dopo la SPL (OR: 4,71; p=0,05). Il tasso di incidenza (IR) di infezioni, trombosi ed emorragie è stato rispettivamente dell’1,1, 0,3 e 0,6% p-y. 4/7 (57,1%) eventi infettivi si sono verificati entro 1 mese dalla SPL (2 polmoniti, 2 pancreatiti); RTX pre-SPL e >1 immunosoppressore post-SPL non hanno avuto un impatto significativo sull’IR dell’infezione (rispettivamente p=0,46 e p=0,66). Sulla base del numero di trattamenti pre-SPL, gli eventi infettivi sono stati più frequenti nei pazienti splenectomizzati in almeno 3° linea, mentre le risposte e gli eventi trombotici ed emorragici sono stati simili. Nella nostra seppur limitata coorte di pazienti con ITP, la SPL ha mostrato un profilo di efficacia e sicurezza accettabile, anche quando eseguita dopo ≥2 linee di terapia. Nei pazienti recidivi/refrattari, solo un piccolo gruppo non ha mai ottenuto una risposta, rappresentando il candidato ideale per gli studi clinici.

 

Esperienza real word multicentrica sull’utilizzo di avatrombopag per il trattamento di pazienti con ITP cronica in 5 centri italiani

C. Giordano et al. (AOU Federico II, Napoli). Abs C060

 

Obiettivo dello studio: valutare l’efficacia e la sicurezza di avatrombopag nei pazienti (pts) con ITP cronica con o senza precedente esposizione ad altri TPO-RA Risultati: 57 pazienti con ITP trattati con avatrombopag sono stati selezionati da 5 Unità di Ematologia italiane. L’età media all’inizio del trattamento era di 60,8 anni (intervallo 20,3-92,3), con una prevalenza di donne (32 pz, 56,1%). I pazienti hanno ricevuto una media di 3 (intervallo 0-10) terapie precedenti e 43pts (75,4%) erano stati precedentemente esposti ad almeno un altro TPO-RA. All’inizio del trattamento, la conta piastrinica mediana (valutata su 54 pz) era di 11 x109/L (intervallo 2-50). Altri 3 pazienti sono passati ad avatrombopag per intolleranza ad altri TPO-RA, senza un periodo di washout e con una conta basale piastrinica >9 x 109/L. Il tempo mediano per una conta piastrinica >50 x 109/L (valutato sui 54 pazienti che hanno iniziato con conte basse) è stato di 27 giorni (intervallo 3-456). A un follow-up mediano di 4,9 mesi (intervallo 0,3-14,6), 40 pazienti (70,2%) sono ancora in trattamento con una conta piastrinica mediana di 96 x 109/L (intervallo 13-403). Sono stati osservati eventi trombotici ed emorragici rispettivamente in 4 (7%) e 5 (8,8%) pazienti, ma solo in 3 casi hanno causato l’interruzione del trattamento. Sono avvenuti solo 4 decessi (1 infezione da COVID, 1 insufficienza renale acuta, 1 ematoma subdurale e 1 decesso non correlato). Conclusioni: A nostra conoscenza, questa è la prima grande esperienza italiana di real life nell’utilizzo di avatrombopag nei pazienti con ITP. I nostri dati hanno confermato l’elevata efficacia di questo tipo di terapia, anche in pazienti pesantemente pretrattati e con precedente esposizione a 1 o 2 TPO-RA. Il profilo di sicurezza è stato accettabile, con pochi eventi avversi (trombotici ed emorragici inclusi) che hanno causato l’interruzione. Naturalmente, sono necessari più dati e un follow-up più lungo per valutare la durata della risposta.