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Profilassi della VOD con defibrotide nei trapianti pediatrici

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La somministrazione di defibrotide potrebbe essere in grado di ridurre l’incidenza di VOD (veno-occlusive disease) nei pazienti pediatrici ad alto rischio sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche. Queste le conclusioni di uno studio randomizzato multicentrico europeo di fase III (Corbacioglu S et al. Lancet, 2012;379:1301-09) condotto su 356 pazienti di età < 18 anni, con uno o più fattori di rischio per VOD, randomizzati a ricevere o meno una profilassi con defibrotide endovena  (25 mg/kg/die, dal giorno dell’inizio del condizionamento al giorno +30 post-trapianto). Lo stesso trattamento veniva somministrato ai pazienti di entrambi i bracci che sviluppavano una VOD.

L’incidenza di VOD (diagnosticata secondo i criteri di Seattle) entro 30 giorni dal trapianto (end-point primario) è stata pari al 12% (22/180) nel gruppo defibrotide e al 20% (35/176) nel gruppo di controllo (differenza di rischio: -7,7%; 95%CI: da -15,3 a -0,1; analisi del rischio competitivo: p = 0,0488; log-rank test: p = 0,0507). La mortalità complessiva a 100 e a 180 giorni post-trapianto e quella associata alla VOD (2% nel gruppo defibrotide verso 6% nel gruppo di controllo; p = 0,10) erano sovrapponibili nei due bracci dello studio, così come l’incidenza di eventi avversi.

«Defibrotide mostra un effetto protettivo sulle cellule endoteliali attivate, proteggendole dai danni indotti dalla chemioterapia, oltre a ridurre l’attività procoagulante e aumentare le proprietà fibrinolitiche delle stesse cellule endoteliali», scrivono gli autori della ricerca a razionale del loro studio, che si fonda anche sui dati clinici di efficacia di defibrotide nel trattamento della VOD. Sebbene la riduzione di incidenza di VOD osservata in questo studio, pur consistente dal punto di vista numerico in diversi tipi di analisi, risulti al limite della significatività statistica, gli autori concludono che «l’utilizzo di defibrotide in profilassi nei pazienti pediatrici sottoposti a trapianto può rappresentare una strategia clinica ragionevole, anche in considerazione della riduzione dei casi di GVHD acuta osservata nei pazienti riceventi defibrotide».

 

Fonte: The Lancet 

 

PubMed Link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22364685

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