Professore Emerito di Ematologia, Università Sapienza, Roma
New England Journal of Medicine 2025;392:1941-52
Il 15 Maggio è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine la review su ‘Ph+ Acute Lymphoblastic Leukemia – 25 Years of Progress’. Credo valga la pena sottolineare questa bellissima storia, tutta italiana, che di fatto ha cambiato radicalmente il trattamento e la prognosi dei pazienti adulti con leucemia acuta linfoblastica Ph+ (LAL Ph+) di tutte le età.
Tutto è iniziato alla fine del secolo scorso con il disegno del primo protocollo GIMEMA di prima linea per pazienti anziani (≥60 anni) in cui si ometteva in induzione la chemioterapia sostituita dal primo TKI, l’imatinib, più steroidi. Il protocollo aprì nel 2000. Da allora, in tutti i successivi protocolli GIMEMA la chemioterapia sistemica è stata omessa in induzione a favore di un TKI di prima, seconda o terza generazione (più steroidi). Negli ultimi due protocolli, si è fatto un ulteriore passo avanti aggiungendo l’anticorpo bispecifico blinatumomab in consolidamento, dopo un’induzione con un TKI di seconda o terza generazione. Questo approccio combinato di terapia targeted + immunoterapia, abbinato ad uno stretto monitoraggio centralizzato della malattia minima residua (MRD), ha cambiato radicalmente la gestione clinica e la prognosi di quella che era una volta la neoplasia ematologica a prognosi più infausta.
Nella review racconto tutta questa storia, da come i TKI hanno cambiato la terapia di prima linea dei pazienti con LAL Ph+, all’impatto che ha avuto l’aggiunta del blinatumomab in consolidamento, agli aspetti aperti ed alle prospettive future, come per esempio lo stop terapia, per discutere anche di come si vorrebbe idealmente poter trattare i pazienti e di quale è invece la situazione nella real life. Va sottolineato come nello studio D-ALBA, in cui le sopravvivenze a lungo termine si attestano tra il 75 e l’80%, la metà dei pazienti è stato trattato solo con dasatinib e blinatumomab, senza chemioterapia sistemica né trapianto. L’analisi finale dello studio randomizzato ALL2820 chiarirà in modo conclusivo quanti pazienti possono/potrebbero (farmaci permettendo) essere trattati solo con un TKI più immunoterapia.
Associato al testo, trovate il pdf del lavoro e le 7 diapositive preparate dal New England Journal of Medicine, oltre a un breve podcast.
Robin Foà
Professore Emerito di Ematologia
Università Sapienza di Roma