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NEWS FROM ASH 2018 (San Diego): Highlights sul mieloma multiplo/2

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Di seguito, un’ulteriore selezione di abstract presentati nel corso del 60° ASH Annual Meeting di San Diego (1-4 dicembre 2018) dedicati alla terapia del mieloma multiplo (MM).

 

Parte 6

Novità e aggiornamenti sulla terapia del MM alla diagnosi: la terapia di combinazione di immunomodulanti e inibitori del proteasoma

 

Bortezomib-Thalidomide-Dexamethasone Versus Thalidomide-Dexamethasone before and after Double Autologous Stem Cell Transplantation for Newly Diagnosed Multiple Myeloma: Final Analysis of Phase 3 Gimema-MMY-3006 Study and Prognostic Score for Survival Outcomes

Paola Tacchetti, et al.

Gli autori hanno presentato un aggiornamento relativo alla sopravvivenza dello studio Gimema-MMY-3006, il quale ha confrontato due regimi, ossia bortezomib, talidomide e desametasone (VTD) e talidomide e desametasone (TD), come  terapia di induzione e consolidamento pre- e post-trapianto autologo. In tale studio, sono stati arruolati e randomizzati ai due trattamenti 474 pazienti affetti da MM di nuova diagnosi e candidabili a trapianto autologo. I risultati presentati dimostrano che la combinazione di un inibitore del proteasoma come bortezomib e di un immunomodulante come la talidomide riduce del 38% il rischio di progressione e del 32% il rischio di morte rispetto alla doppietta TD; infatti, a 10 anni la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) sono risultate pari al 34% e 60% nei pazienti trattati con VTD e al 17% e 46% nel braccio TD.
I risultati di tale studio dimostrano la superiorità dello schema di trattamento VTD, attuale standard di terapia italiano, rispetto al regime TD.

 

Carfilzomib-Lenalidomide-Dexamethasone (KRd) Induction-Autologous Transplant (ASCT)-Krd Consolidation Vs Krd 12 Cycles Vs Carfilzomib-Cyclophosphamide-Dexamethasone (KCd) Induction-ASCT-Kcd Consolidation: Analysis of the Randomized Forte Trial in Newly Diagnosed Multiple Myeloma (NDMM)

Francesca Gay, et al.

Nello studio randomizzato FORTE, 474 pazienti affetti da MM di nuova diagnosi candidabili a trapianto autologo sono stati randomizzati a carfilzomib, lenalidomide e desametasone (KRd) per 12 cicli [braccio KRd12], KRd per 4 cicli, seguiti da trapianto autologo e successivi 4 cicli di consolidamento secondo schema KRd [braccio KRd-ASCT], oppure 4 cicli di carfilzomib, ciclofosfamide e desametasone (KCd) sia in induzione che consolidamento e trapianto autologo [braccio KCd-ASCT]. Tutti i pazienti sono stati randomizzati, completata la fase di consolidamento, a terapia di mantenimento con lenalidomide o carfilzomib-lenalidomide.
Oggetto dell’analisi presentata erano l’efficacia, espressa in termini di risposta alla terapia, e la sicurezza delle tre strategie prima della fase di mantenimento. I risultati hanno dimostrato come nei pazienti trattati con KRd, senza differenze significative nei due gruppi con o senza trapianto, si siano osservati, rispetto al braccio KCd-ASCT tassi più alti di risposte almeno complete (CR: 41%/42% verso 30%) e risposte complete stringenti (sCR: 49%/52% verso 38%). Analogamente, anche la probabilità di raggiungere la negatività per lo studio della malattia minima residua (MRD) è risultata più alta nei due bracci KRd (-ASCT: 58%; -12: 54%), rispetto al braccio KCd-ASCT (41%).
Per ciò che concerne i dati di tossicità, non sono state riscontrate differenze significative nei 3 bracci rispetto agli eventi avversi severi (grado 3-4) più frequenti, ossia la neutropenia (10-20%), la trombocitopenia (8-15%) e le infezioni (12-14%).

 

A Quadruplet Regimen Comprising Carfilzomib, Cyclophosphamide, Lenalidomide, Dexamethasone (KCRD) Vs an Immunomodulatory Agent Containing Triplet (CTD/CRD) Induction Therapy Prior to Autologous Stem Cell Transplant: Results of the Myeloma XI Study

Graham H. Jackson et al.

Il  Myeloma XI è uno studio britannico randomizzato di fase III atto a valutare l’efficacia, in pazienti con MM di nuova diagnosi eleggibili a trapianto autologo, l’aggiunta di un quarto farmaco, ossia carfilzomib, ad una tripletta contente un immunomodulante, quali talidomide o lenalidomide, ciclofosfamide e desametasone (KCRD versus CRD/CTD), come terapia di induzione. I pazienti sono stati successivamente sottoposti a trapianto autologo e quindi nuovamente randomizzati a sola osservazione o mantenimento con lenalidomide.
Gli autori hanno presentato i risultati preliminari dello studio comparando i pazienti trattati con quattro farmaci nel braccio KCRD (n=526) ai pazienti trattati con le triplette CRD (n=256) e CTD (n=256).
La quadrupletta KCRD, quale regime di induzione, ha prodotto risposte più profonde rispetto alle triplette CRD/CTD (% di pazienti in remissione completa al termine della terapia di induzione: 17,7% verso 7%). KCRD inoltre ha dimostrato di prolungare in maniera significativa la PFS (HR: 0,63; mediana: non raggiunta versus 36 mesi) e la PFS2 (tempo dalla randomizzazione alla seconda progressione o morte) (HR: 0,75; % a 3 anni: 81,8% verso 75,1%) rispetto a CRD/CTD. Le principali tossicità di grado 3-4 di natura ematologica sono state la neutropenia (16,4% verso 22,3%/12,8%) e la piastrinopenia (8,4% verso 2,3%/1,2%).
Gli autori dello studio concludono affermando che l’intensificazione della terapia di induzione mediante l’aggiunta di un quarto farmaco, ossia il carfilzomib, ad una tripletta contenente un farmaco immunomodulante incrementa significativamente la qualità delle risposte prolungando gli endpoint di sopravvivenza.

 

 

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