LLC, un anno di COVID-19 in Italia. Report dal Campus CLL

A cura di:

Professore Ordinario di Ematologia, Università degli Studi di Ferrara

Professore Emerito di Ematologia, Università Sapienza, Roma

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Coordinatori Scientifici del Campus CLL: Antonio Cuneo, Robin Foà

Coordinatori dei Gruppi di Lavoro: Fabio Efficace, Valter Gattei, Anna Guarini, Luca Laurenti, Francesca Mauro, Roberto Marasca, Livio Trentin

Con il contributo di: Ilaria Angeletti, Claudia Baratè, Federico Chiurazzi, Marta Coscia, , Lorenzo De Paoli, Maria Rosaria De Paolis, Giovanni Del PoetaEnrico Derenzini, Mauro Di Ianni, Lucia Farina, Angela Ferrari, Andrea Ferrario, Myriam Foglietta, Valter Gattei, Massimo Gentile, Annamaria Giordano, Daniela Gottardi, Alessandro Gozzetti, Adalberto Ibatici, Luca Laurenti, Monica Leone, Lara Malerba, Roberto Marasca, Monia Marchetti, Francesca Mauro, Marina Motta, Roberta Murru, Laura Nocilli, Jacopo Olivieri, Lorella Orsucci, Daniela Pietrasanta, Barbara Pocali, Francesca Maria Quaglia, Giulia Quaresmini, Francesca Re, Gianluigi Reda, Gian Matteo Rigolin, Alessandro Sanna, Lydia Scarfò, Paolo Sportoletti, Vittorio Stefoni, Maria Chiara Tisi, Livio Trentin, Marzia Varettoni.

Un anno fa il Campus CLL aveva effettuato una ricognizione sul numero di casi di infezione COVID-19 nei pazienti affetti da LLC nel nostro paese ed esaminato l’impatto dell’infezione sulla gestione della malattia nella prima fase della pandemia. I risultati, caricati sul sito di Ematologia in Progress nell’aprile 2020 (CLL Management in Italy during the COVID-19 pandemic. A Campus CLL report) e oggetto di due pubblicazioni (Cuneo et al, 2020; Scarfò et al, 2020) sono stati aggiornati attraverso una seconda survey effettuata nel mese di marzo 2021, che ha coinvolto 43 centri italiani.

Questa survey mirava a:

  1. Identificare il numero di nuovi casi di positività per COVID-19 tra i pazienti con LLC nelle diverse fasi della pandemia.
  2. Definire le caratteristiche all’esordio e l’esito dell’infezione COVID-19 nelle diverse fasi della pandemia.
  3. Acquisire informazioni su come è stato gestita la terapia della LLC durante la pandemia.
  4. Acquisire informazioni su quando è utile vaccinare per COVID-19 i pazienti affetti da LLC in corso di terapia.

I risultati, presentati nell’allegato (link), possono essere così riassunti.

Su oltre 14.000 casi di LLC seguiti in 43 centri aderenti al Campus CLL che hanno risposto al questionario (su un totale di 49), si sono osservati 441 casi di infezione sintomatica COVID-19, con un’incidenza del 3,1%.

La maggior parte dei casi di infezione COVID-19 (61%) è stata diagnosticata tra ottobre 2020 e gennaio 2021 quando la pandemia ha coinvolto l’intera nazione. Infatti, mentre la maggior parte dei centri in Lombardia ha riportato un numero di casi maggiore nella prima fase, nel resto d’Italia l’incidenza è risultata più alta nella seconda fase della pandemia.

L’età dei pazienti nelle due fasi non era significativamente diversa, anche se sono stati diagnosticati un 6% di casi al di sotto dei 50 anni nella seconda fase rispetto al 2% nella prima.

Nella seconda fase è stato più elevato il numero di pazienti seguiti a domicilio (45%) rispetto al 31% della prima fase. Tra giugno 2020 e gennaio 2021 è risultato più basso il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva (15%) rispetto alla prima fase (24%). La letalità è risultata pari al 23% nella prima fase e al 22% nella seconda fase.

Nei pazienti guariti, 1 centro su 5 ha riportato un ritardo nella negativizzazione del tampone (PCR).

In merito alle scelte di trattamento ed alla gestione della terapia è stato riportato quanto segue:

  • Il 55% dei centri non ha riportato influenze della pandemia sulla scelta della terapia.
  • Circa 3 centri su 4 non hanno ripreso la chemioimmunoterapia dopo la sua sospensione nei pazienti che si erano infettati, con l’intento di ritrattare il paziente alla progressione sintomatica.
  • La maggior parte dei centri ha sospeso temporaneamente in tutti o in parte dei pazienti con infezione COVID-19 la terapia con gli agenti target.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-COVID-19 dei pazienti in terapia è stato riportato quanto segue:

  • La maggior parte dei centri ritiene che nei pazienti in terapia con regimi che contemplano l’uso di rituximab la vaccinazione debba essere eseguita almeno 3-4 mesi dopo la sospensione del rituximab stesso.
  • La netta maggioranza dei centri ritiene che, nei pazienti che assumono terapie targeted (ibrutinib, idelalisib o venetoclax), la vaccinazione debba essere eseguita senza interrompere il trattamento, sospendendo il solo rituximab se associato a idelalisib o a venetoclax.

 

Il Campus LLC aggiornerà i dati in rapporto all’evoluzione della campagna vaccinale.

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