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Le malattie rare

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A cura di: Fiorina Giona, Michelina Santopietro

Le malattie rare (MR) sono un ampio gruppo di patologie, spesso fatali o croniche invalidanti, che rappresentano il 10% delle malattie che affliggono l’umanità. Il numero di malattie rare conosciute e diagnosticate oscilla tra le 7.000 e le 8.000, ma è una cifra che cresce con l’avanzare della scienza e in particolare con i progressi della ricerca genetica. Nel programma di azione per la lotta alle malattie rare, la Commissione UE ha definito rare quelle patologie la cui incidenza  non è superiore a 1 su 2.000.  Una malattia può essere rara in una regione, ma essere frequente in un’altra; inoltre, esistono molte malattie che possiedono varianti rare. Le MR, oltre ad essere numerose, sono molto eterogenee fra loro sia nell’eziopatogenesi sia nelle manifestazioni sintomatologiche. Sono tuttavia accomunate da una caratteristica estremamente importante dal punto di vista sociosanitario: la bassa prevalenza nella popolazione a cui spesso si associano (o ne possono essere conseguenza) la difficoltà sia nell’effettuare una rapida e corretta diagnosi che nel trovare un’adeguata terapia e l’andamento, fatale o cronico e invalidante. Tuttavia, nonostante queste patologie siano considerate rare poiché colpiscono “solo” 5 individui su 10.000 abitanti, è sicuramente elevato il numero di persone affetto dalle stesse. A causa, infatti, dell’alto numero di malattie rare differenti fino ad ora individuate, sono ben 24 milioni in Europa e oltre 2 milioni in Italia, le persone colpite da queste patologie, senza contare i familiari coinvolti.
Se è vero che quasi tutte le malattie genetiche sono malattie rare, non è altrettanto vero che tutte le malattie rare abbiano un’origine genetica: l’80% delle malattie rare, circa 4000, è di origine genetica, mentre nel restante 20% si tratta di malattie acquisite, ma non per questo meno gravi e invalidanti. Le MR possono presentarsi già dalla nascita o dall’infanzia, come nel caso dell’amiotrofia spinale infantile, della neurofibromatosi, dell’osteogenesi imperfetta, delle condrodisplasie o della sindrome di Rett oppure, come accade in più del 50% delle malattie rare, comparire nell’età adulta, Il 44% causa handicap motori ed il 37% si manifesta con gravi malformazioni fisiche; il 50% colpisce i bambini (di questi il 33% muore entro il primo anno di vita ed il 12% tra il quinto ed il quindicesimo anno).
Le malattie rare, essendo per lo più croniche ed invalidanti, rappresentano un importante e complesso problema sociale ed assistenziale. La loro bassa incidenza comporta una scarsa conoscenza da parte dei medici con conseguente ritardo, per coloro che ne sono affetti, di ottenere una diagnosi corretta in tempi brevi (peraltro possibile solo per 2000 malattie rare), di individuare i Centri specializzati nella diagnosi e nella cura, di ottenere informazioni corrette e di poter accedere agli eventuali trattamenti con farmaci cosiddetti orfani, peraltro disponibili solo per 300 di esse.
Attualmente oltre un centinaio di malattie possono essere diagnosticate attraverso i test biologici. Le conoscenze sulla storia naturale di queste malattie sono in continuo progresso grazzie alla creazione di network ad esse dedicati. I ricercatori lavorano sempre più spesso in rete per condividere i risultati delle loro ricerche e per progredire più efficacemente (http://www.iss.it/cnmr/; https://rarediseases.info.nih.gov; http://www.orpha.net/).
Inoltre, per i pazienti stanno nascendo nuove speranze basate sulle prospettive offerte dalle politiche europee e dalle politiche di molti paesi membri, tra cui l’Italia.

In questo capitolo verranno trattate alcune patologie rare di interesse ematologico che, per le loro caratteristiche, meritano un’attenzione particolare.
Anche se non primitivamente ematologica, la malattia di Gaucher, una patologia congenita da accumulo lisosomiale, può interessare l’ematologo perché l’esordio clinico può avvenire in età adulta ed i sintomi essere simili a quelli di una emopatia.
Tra le malattie ematologiche rare, ve ne sono alcune, acquisite, con esordio anomalo, subdolo o acuto, la cui conoscenza ne può migliorare la prognosi. In questa categoria vanno  considerati i disordini che coinvolgono gli istiociti (istiocitosi a cellule di Langerhans, istiocitosi non-Langerhans, malattia di Erdheim-Chester, malattia di Rosai-Dorfman, linfoistiocitosi emofagocitica e sindrome da attivazione macrofagica) ed i mastociti (mastocitosi).
Altre patologie ematologiche rare, congenite, possono essere confuse con emopatie maligne: si tratta delle trombocitosi e delle eritrocitosi familiari, la cui corretta identificazione può influire sia sulla strategia terapeutica che sulla prognosi.

 

 

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