Efficacia di carfilzomib nel mieloma multiplo all’esordio
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Efficacia di midostaurina, inibitore di FLT3, nelle LAM all’esordio
4 novembre 2013

Impatto del peso corporeo sulla prognosi dei pazienti adulti con LAM

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Contrariamente a quanto osservato nei bambini, i pazienti adulti obesi con leucemia acuta mieloide (LAM) non presentano una prognosi peggiore né una maggiore tossicità rispetto ai soggetti normopeso. Così concludono, sottolineando la conseguente eleggibilità di questi pazienti per un trattamento aggressivo, gli autori di una ricerca (Medeiros BC et al. Haematologica 2012;97:1401-1404) condotta su 1.974 pazienti adulti con LAM all’esordio, nei quali è stato valutato l’impatto prognostico dell’indice di massa corporea (BMI) su risposta al trattamento, sopravvivenza e tossicità.

Il BMI mediano è risultato essere pari a 26,7 (range: 15,5 – 61), con il 64% dei pazienti sovrappeso e circa un quarto obesi. Dopo aggiustamento per le altre variabili (quali età, sesso, performance status, cariotipo, numero di globuli bianchi, piastrine e blasti), l’analisi multivariata ha mostrato che i pazienti obesi presentavano un più alto tasso di remissione completa (p = 0,0046), una minore percentuale di malattia resistente (p = 0,038) e una sopravvivenza invariata. Inoltre, sebbene avessero ricevuto dosaggi totali di chemioterapia più alti, i pazienti sovrappeso od obesi non mostravano differenze significative in termini di tossicità.

Nonostante i suoi limiti (legati soprattutto alla natura retrospettiva, che non può escludere un bias di selezione nella scelta dei pazienti obesi da avviare a chemioterapia aggressiva), lo studio fornisce indicazioni interessanti, da valutare alla luce della sempre maggiore frequenza dell’obesità nel mondo. «A livello mondiale, si calcola che 2,3 miliardi di adulti saranno sovrappeso e circa un terzo di questi saranno considerati obesi nel 2015», scrivono gli autori della ricerca. «Rimane da interpretare l’apparente maggiore sensibilità alla chemioterapia mostrata dai soggetti obesi, che potrebbe essere legata a una più lunga esposizione in vivo alla daunorubicina (la cui emivita è stata dimostrata essere maggiore nei pazienti obesi) o ai più alti livelli di leptine (anche questi aumentati, con possibile effetto sulla proliferazione di blasti leucemici e quindi sulla loro chemiosensibilità)».

Fonte: Haematologica – http://www.haematologica.org

PubMed Link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22315487

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