Il tempo dalla diagnosi al trattamento influisce sulla prognosi dei pazienti con LAM di nuova diagnosi?

A cura di:

Primario presso la divisione di Ematologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli

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La leucemia mieloide acuta (LAM) viene generalmente considerata una “medical emergency” ed è universalmente raccomandato l’inizio immediato della terapia, a causa della prognosi infausta della malattia se non trattata.

Studi precedenti avevano già dimostrato che, nei pazienti anziani, un’attesa di 5-7 giorni tra la diagnosi e l’inizio del trattamento (TDT) non pregiudica la prognosi (Bertoli S et al, 2013; Sekeres MA et al, 2009). Nello studio di Rollig et al (2020), è stata valutata la relazione tra il tempo intercorso dalla diagnosi all'inizio del trattamento e l’outcome, in termini di ottenimento della remissione completa (RC) e di sopravvivenza globale (OS), in una ampia casistica di “real life”
proveniente dal registro della German Study Alliance Leukemia – Acute Myeloid Leukemia (SAL-AML).

Sono stati valutati tutti i pazienti con LAM non promielocitica che hanno ricevuto terapia intensiva di induzione e un minimo di 12 mesi di follow-up (n = 2.263) (Figura I e II). In particolare, è stato analizzato l'impatto prognostico della TDT sulla percentuale di RC, morte precoce (ED) ed OS in analisi univariata per ogni giorno di ritardo del trattamento, in gruppi da 0 a 5, da 6 a 10, da 11 a 15 e > 15 giorni di TDT, ed è stata anche considerata la possibile influenza di altri riconosciuti fattori prognostici sull’outcome clinico.

 

Figura I. Selezione dei pazienti per l’analisi

 

Figura II. Caratteristiche dei 2263 pazienti globali e secondo gruppo di TDT

 

Il TDT mediano era di 3 giorni (intervallo interquartile, 2-7). Le percentuali di OS a 2 anni, stratificate per TDT da 0 a 5, da 6 a 10, da 11 a 15 e > 15 giorni, erano pari a 51%, 48%, 44% e 50% (p = 0,211)(Figura III). Nell'analisi di regressione di Cox multivariata, che ha considerato diverse variabili prognostiche, l'hazard ratio di TDT come variabile continua era 1,00 (p = 0,617). Inoltre, non è stata rilevata nessuna differenza dopo stratificazione per età (> o < 60 anni) e conta di
leucociti all’esordio tra i diversi gruppi di TDT valutati (Figura IV).

 

Figura III. Outcome del trattamento secondo gruppi di TDT ed età > o < di 60 anni

 

Figura IV. Analisi multivariata: OR per l’ottenimento di RC/RCi e ED, e HR per la OS. 

 

In conclusione, lo studio di Rollig e collaboratori suggerisce che non vi è correlazione tra TDT e prognosi della LAM, in particolare per quanto riguarda la sopravvivenza (Figura V). Il messaggio degli autori non è di ritardare l’inizio della terapia, ma piuttosto che una ragionevole attesa per acquisire gli ormai indispensabili risultati pre-trattamento di citogenetica e biologia molecolare non si traduce in un outcome negativo per i pazienti con LAM.

 

Figura V. Curve di OS secondo i gruppi di TDT

 

 

Fonte:

Röllig C, Kramer M, Schliemann C et al. Does time from diagnosis to treatment affect the prognosis of patients with newly diagnosed acute myeloid leukemia? Blood. 2020;136:823-830.

 

 

Bibliografia:

  • Bertoli S, Bérard E, Huguet F et al. Time from diagnosis to intensive chemotherapy initiation does not adversely impact the outcome of patients with acute myeloid leukemia. Blood. 2013;121:2618-26.
  • Sekeres MA, Elson P, Kalaycio ME et al. Time from diagnosis to treatment initiation predicts survival in younger, but not older, acute myeloid leukemia patients. Blood. 2009;113:28-36.
Felicetto Ferrara
Felicetto Ferrara
Primario presso la divisione di Ematologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli
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