Highlights dall’ASH: Zanubrutinib a confronto con Ibrutinib nella leucemia linfatica cronica recidivata/refrattaria

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Nel Corso del meeting annuale dell’ASH 2023, Jennifer Brown ha presentato i dati di un aggiornamento a 39 mesi di follow-up mediano dello studio ALPINE che paragonava zanubrutinib (Zanu) e ibrutinib (Ibr) nella terapia della leucemia linfatica cronica (LLC) recidivata/refrattaria (https://ash.confex.com/ash/2023/webprogram/Paper174289.html), confermando il vantaggio di sopravvivenza libera da progressione (PFS) in tutti i gruppi di rischio, incluso il gruppo con aberrazioni di TP53 in un’analisi pre-pianificata.

Nel braccio Zanu, il 63,3% (n=207/327) dei pazienti era ancora in terapia al momento dell’analisi dei dati vs il 52,3% (n=170/325) nel braccio Ibr, con una migliore PFS (HR: 0,67 [95% CI, 0,52-0,86]; P=0,002)  e con percentuale di pazienti liberi da progressione a 3 anni del 64,9% vs 54,8%. La principale novità della presentazione è rappresentata dalle analisi di sensibilità che hanno documentato un vantaggio significativo di PFS con Zanu considerando:

i) gli eventi occorsi nei due bracci nei pazienti che non avevano discontinuato il trattamento
ii) censorizzando i pazienti che hanno iniziato un altro trattamento in assenza di progressione
iii) censorizzando i pazienti deceduti in seguito a infezione da COVID-19.

Relativamente alla sicurezza, la presentazione ha messo in luce le seguenti osservazioni

– la conferma della minore incidenza di fibrillazione atriale o flutter di tutti i gradi (6,2% vs 16,0%; P<0,0001)
– pur di fronte a una eguale incidenza di ipertensione nei due bracci, un’analisi esploratoria evidenziava un incremento della pressione sistolica rispetto ai valori basali minore con Zanu vs Ibr
– nessun evento di fibrillazione ventricolare nel braccio Zanu vs 2 eventi nel braccio Ibr
– nessun evento fatale cardiologico nel braccio Zanu vs 6 eventi nel braccio Ibr
– un maggior numero di infezioni COVID-19 nel braccio Zanu (44,8%) vs Ibr (32,4%).

In conclusione questi dati, secondo l’autrice, dimostrano che il vantaggio di PFS ottenuto con Zanu deriva principalmente dalla sua maggiore efficacia e non solo dalla più prolungata esposizione al farmaco e confermano il migliore profilo di sicurezza relativo agli eventi avversi cardiologici.

A cura di:

Professore Ordinario di Ematologia, Università degli Studi di Ferrara

Professore Associato di Ematologia, Università degli Studi di Ferrara

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