Follow-up a lungo termine dello studio VIALE-A: Venetoclax e azacitidina nei pazienti con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi non eleggibili per chemioterapia intensiva
L’associazione venetoclax-azacitidina (VEN/AZA) rappresenta l’attuale standard of care per il trattamento di pazienti con leucemia acuta mieloide (LAM) di nuova diagnosi non idonei alla chemioterapia intensiva. L’approvazione FDA, EMA e AIFA è stata ottenuta in base all’analisi dei dati dello studio VIALE-A, che ha dimostrato un vantaggio statisticamente significativo in termini di sopravvivenza globale (OS) di VEN-AZA rispetto ad AZA agente singolo (Di Nardo CD et al, 2020).
In questo studio ora pubblicato sull’American Journal of Hematology (Pratz KW et al, 2024) viene illustrato il follow-up a lungo termine del trial VIALE-A allo scopo di confermare il beneficio e gli esiti a lungo termine della combinazione VEN/AZA.
Pazienti con LAM di nuova diagnosi ritenuti non idonei a ricevere chemioterapia intensiva standard di induzione sono stati randomizzati 2:1 a ricevere VEN/AZA o placebo-AZA. L’OS era l’endpoint primario; la remissione completa con/senza recupero ematologico completo (CR/CRi) era l’endpoint secondario.
Questa analisi finale è stata condotta quando si è verificato il 100% dei 360 eventi OS predefiniti. Nello studio VIALE-A, 431 pazienti sono stati arruolati nel trattamento con VEN/AZA (n = 286) o placebo-AZA (n = 145). A un follow-up mediano di 43,2 mesi, la OS mediana è stata di 14,7 mesi (intervallo di confidenza [CI] al 95%, 12,1-18,7) con venetoclax-azacitidina e 9,6 mesi (IC al 95%, 7,4-12,7) con placebo-azacitidina (hazard ratio, 0,58 [IC al 95%, 0,47–0,72], p < 0,001); il tasso di OS stimato a 24 mesi era rispettivamente del 37,5% e del 16,9%, come illustrato nella Figura I.
Figura I: OS nei pazienti riceventi VEN/AZA o placebo/AZA. (Pratz et al, AJH, 2024).
La OS mediana per i pazienti con mutazioni IDH1/2 e quelli con malattia residua minima misurabile (non raggiunti nella prima analisi) sono stati raggiunti in fase di analisi finale (Figure II e III). Il tasso di CR/CRi era simile all’analisi ad interim.
Figura II: OS nei pazienti con mutazioni di IDH1/2. (Pratz et al, AJH, 2024).
Figura III: OS nei pazienti in base allo status di MRD. (Pratz et al, AJH, 2024).
Gli eventi avversi più comuni sono stati di natura gastrointestinale, mentre la tossicità ematologica è stata riscontrata più frequentemente nel braccio VEN/AZA: trombocitopenia (47% vs. 42%) e neutropenia (43% vs. 29%), come indicato nella Figura IV.
Figura IV: Eventi avversi nei due bracci di trattamento.
Non sono stati identificate tossicità a lungo termine. Infine, nell’analisi multivariata di differenti sottogruppi (Figura V) è stato confermato il vantaggio dell’associazione, che peraltro risulta meno evidente nel sottogruppo con mutazione di TP53.
Figura V: Analisi multivariata dei diversi sottogruppi. (Pratz et al, AJH, 2024).
Gli autori concludono che i dati di efficacia a lungo termine e di sicurezza confermano che venetoclax-azacitidina rappresenta un miglioramento dello standard di cura per i pazienti affetti da leucemia mieloide acuta che non possono beneficiare della chemioterapia intensiva a causa di età avanzata e/o comorbidità.