Eventi cardiovascolari e intensità del trattamento nella PV

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Nei pazienti con policitemia vera (PV), il mantenimento di un valore target di ematocrito inferiore al 45% produce una tasso di mortalità per cause cardiovascolari o eventi trombotici maggiori significativamente inferiore a quello osservato con un valore target di ematocrito compreso fra 45 e 50%. Questi i risultati, presentati al 54° ASH meeting di Atlanta e pubblicati on-line in contemporanea sul NEJM, di uno studio randomizzato prospettico multicentrico condotto su 365 pazienti adulti con PV JAK-2-positiva (Marchioli R et al. New Engl J Med,  8 Dec 2012, published ahead-of-print). I pazienti venivano randomizzati a ricevere un trattamento (salassi, idrossiurea o entrambi) intensivo teso al mantenimento di livelli di ematocrito < 45% o un trattamento meno intensivo con un valore target di ematocrito fra 45 e 50%.

Con un follow-up mediano di 31 mesi, la mortalità per cause cardiovascolari o eventi trombotici maggiori è stata significativamente minore nel gruppo ricevente un trattamento intensivo (2,7% verso 9,8% nel gruppo con trattamento meno intensivo; p = 0,007). Eventi cardiovascolari o trombotici si sono verificati nel 4,4% dei casi nel primo gruppo verso il 10,9% nel secondo gruppo (p = 0,02). L’incidenza degli eventi avversi e la progressione in mielofibrosi, mielodisplasia o leucemia non è risultata significativamente differente fra i due gruppi.

«L’utilità di un controllo stretto dell’ematocrito nel ridurre il rischio di eventi trombotici nei pazienti con CV è incerta e risultati contrastanti sono riportati in letteratura», scrivono gli autori della ricerca, «mentre un trattamento aggressivo potrebbe indurre effetti tossici in questi pazienti. I risultati di questo studio dimostrano che un valore target di ematocrito compreso fra 45 e 50% è associato con un aumento di 4 volte del rischio di morte da cause cardiovascolari o trombosi rispetto al mantenimento di un ematocrito inferiore al 45%, senza un aumento significativo del tasso di progressione ematologica o tumori. Il periodo di follow-up era però troppo corto per trarre conclusioni significative riguardo quest’ultimo punto».

Rimane da stabilire se risultati ancora migliori potrebbero essere ottenuti riducendo ulteriormente i valori di ematocrito in questi pazienti. Nonostante l’associazione esistente fra aumento della viscosità del sangue e trombosi arteriosa e venosa, nei pazienti con PV altre componenti del processo mieloproliferativo sono probabilmente responsabili dell’aumentato rischio di trombosi, inclusi difetti qualitativi e quantitativi dei leucociti e delle piastrine, rendendo difficile quantificare quale proporzione del rischio trombotico possa essere ridotto o abilito agendo sul solo ematocrito.

Fonte: New England Journal of Medicine 

Link: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1208500?query=featured_home#t=article

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