Combinazione di venetoclax ed agenti ipometilanti nella leucemia acuta mieloide di nuova diagnosi: predittori molecolari di risposta e sopravvivenza in 301 pazienti
La combinazione di venetoclax piú un agente ipometilante (Ven-HMA) è attualmente la terapia standard di prima linea per i pazienti anziani (≥ 75 anni) e/o non idonei a chemioterapia intensiva con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi (ND-LAM). L’obiettivo di questo studio retrospettivo (Gangat N et al, 2023) su 301 pazienti adulti con ND-AML era identificare i predittori molecolari della risposta al trattamento e della sopravvivenza dopo terapia con Ven-HMA. L’assegnazione del rischio genetico è stata valutata secondo i criteri European LeukemiaNet (ELN) (Döhner H et al, 2023) ed è risultata è favorevole nel 15% dei casi, intermedia nel 16% e avversa nel 69%. Le caratteristiche più rilevanti dei pazienti esaminati sono riportati nella Tabella I. L’età mediana era di 73 anni (range: 19-95), il 68% aveva una LAM de novo, il 32% una forma secondaria; in tutti i pazienti è stato studiato il profilo mutazionale con tecnica NGS (Tabella I).
Tabella I. Caratteristiche cliniche dei 301 pazienti al momento del trattamento con Ven e HMA.
La remissione completa, con (CR) o senza recupero ematologico (CRi), è stata ottenuta in 182 (60%) pazienti. Nell’analisi multivariata, comprendente solo le mutazioni, i predittori “favorevoli” di CR/CRi erano NPM1 (86% contro 56%), IDH2 (80% contro 58%) e DDX41 (100% contro 58%), mentre “mutazioni sfavorevoli” includevano TP53 (40% contro 67%), FLT3-ITD (36% contro 63%) e RUNX1 (44% contro 64%); la significatività è stata mantenuta per ciascuna mutazione dopo aggiustamento per età, cariotipo e LAM therapy-related. Le percentuali di CR/CRi variavano dal 36%, in presenza di mutazioni sfavorevoli e assenza di mutazioni favorevoli, al 91%, in presenza di mutazioni favorevoli in assenza di mutazioni sfavorevoli (Figura I).
Figura I: Tassi di risposta secondo genotipo in 254 pazienti riceventi Ven e HMA.
Ad un follow-up mediano di 8,5 mesi, sono stati registrati 174 decessi; 41 pazienti hanno effettuato trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche (ASCT). Nell’analisi multivariata, i fattori di rischio per una sopravvivenza inferiore includevano il mancato raggiungimento di CR/CRi, il cariotipo avverso, la mutazione TP53 e l’assenza della mutazione IDH2; questi fattori di rischio sono stati successivamente integrati in un modello di rischio ponderato HR che si è rivelato migliore del modello di rischio genetico ELN: basso (n = 130; sopravvivenza mediana 28,9 mesi), intermedio (n = 105; sopravvivenza mediana 9,6 mesi) e alto (n = 66; mediana 3,1 mesi; p < 0,001); la sopravvivenza in ciascuna categoria di rischio è stata significativamente migliorata dall’ASCT (Figure II e III).
Figura II: OS dei 301 pazienti trattati con Ven e HMA stratificati (A) secondo il rischio basso, intermedio e alto, e (B) sottostratificati per trapianto.
Figura III: OS di 300 pazienti trattati con Ven e HMA stratificati (A) secondo il rischio genetico ELN 2022, e (B) stratificati secondo il modello di sopravvivnza basato sulla risposta nel contesto del ELN 2022 Genetic Risk.
In conclusione, lo studio di Gangat e coll. dimostra che l’assetto molecolare è in grado di predire in maniera efficace la risposta a Ven/HMA e propone un modello di sopravvivenza a 3 livelli, basato sull’ottenimento di CR/CRi e dati molecolari, potenzialmente utile nella pratica clinica per l’approccio ai pazienti con LAM non idonei alla chemioterapia intensiva.
Döhner H, Wei AH, Appelbaum FR, et al. Diagnosis and management of AML in adults: 2022 recommendations from an international expert panel on behalf of the ELN. Blood. 2022;140(12):1345-1377.