Utilizzo di inotuzumab ozogamicin nelle leucemie linfoblastiche acute refrattarie/in recidiva.
4 novembre 2013
TP53 e prognosi nei DLBCL trattati con R-CHOP
4 novembre 2013

Cellule staminali periferiche verso midollari nei trapianti allogenici

You need to login or register to bookmark/favorite this content.

Nei trapianti allogenici non correlati, il tipo di cellule staminali infuse (periferiche verso midollari) non modifica significativamente la sopravvivenza a 2 anni, ma l’utilizzo di cellule staminali periferiche è associato a un miglior tasso di attecchimento e mentre quello di cellule midollari riduce il rischio di GVHD cronica. È quanto emerge da uno studio multicentrico di fase 3 (Anasetti C et al. NEJM, 2012;367:1487-96) condotto su 551 pazienti, randomizzati a ricevere un trapianto allogenico da donatore non correlato di cellule staminali da sangue periferico o da midollo.

Il tasso di sopravvivenza globale a 2 anni è stato sovrapponibile nei due gruppi (51% nel gruppo periferico verso 46% nel gruppo midollo; p = 0,29). L’incidenza di fallimenti del trapianto però è stata superiore nei pazienti riceventi cellule staminali midollari (9% verso 3%; p = 0,002), mentre l’incidenza di GVHD cronica a 2 anni era maggiore nel gruppo periferico (53% verso 41%; p = 0,01). Nessuna differenza fra i due gruppi è stata osservata in termini di GVHD acuta o probabilità di recidiva.

«Questi risultati mostrano che sebbene le due diverse fonti di cellule staminali siano associate con tassi di sopravvivenza simili nel campo dei trapianti non correlati, specifiche caratteristiche dei pazienti possono orientare verso l’utilizzo preferenziale di cellule staminali periferiche o midollari», scrivono gli autori della ricerca. «Le staminali da periferico potrebbero ad esempio essere raccomandate nei pazienti a maggior rischio di mancato attecchimento». Va anche sottolineata l’influenza esercitata dalle preferenze espresse dal donatore: in questo studio, circa il 30% dei donatori non hanno voluto essere randomizzati, preferendo una forma di donazione rispetto all’altra. In conclusione, questi dati possono suggerire la necessità di sviluppare approcci trapiantologici in grado di ridurre il rischio di fallimento del trapianto quando viene utilizzato il midollo (quali la raccolta di cellule ematopoietiche midollari dopo trattamento del donatore con fattori di crescita) o di GVHD cronica quando vengono utilizzate cellule staminali da periferico (ad esempio le immunoglobuline antilinfocitarie).

 

Fonte: The New England Journal of Medicine 

PubMed link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23075175

×
Sponsor

CON IL CONTRIBUTO INCONDIZIONATO DI

×
Privacy & Cookie Policy

Questo sito usa i cookie. Le informazioni sulla tua navigazione non sono condivise con terze parti. Navigando nel sito accetti la politica dei cookie. Privacy Policy

  • Registrati a Ematologia in Progress per poter continuare la navigazione

    Vai al modulo di iscrizione..

    Sei già iscritto a Ematologia in Progress? Accedi ora.

  • Sei già iscritto a Ematologia in Progress? Accedi ora.

    ATTENZIONE

    I contenuti di Ematologia in progress

    sono riservati ad un pubblico appartenente alla classe medica,

    specialisti in medicina, studenti di medicina e addetti ai lavori.

    Proseguendo nella navigazione auto-certifico di appartenere a una delle suddette categorie.