CAR-T anti-BCMA. Idecabtagene-vicleucel e ciltacabtagene autoleucel, aggiornamenti dalla letteratura

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Idecabtagene-vicleucel vs trattamento standard nei pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario: risultati preliminari dello studio KarMMa-3.

Nel 2021 il prodotto CAR-T idecabtagene-vicleucel (ide-cel) è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) e dalla European Medicine Agency (EMA) per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario (MM R/R), rispettivamente dopo almeno quattro o tre linee di terapia precedenti, tra cui un agente immunomodulatore, un inibitore del proteasoma e un anticorpo monoclonale anti-CD38, sulla base dei dati dello studio di fase 2 KarMMa.

Sono stati pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine i risultati preliminari dello studio di fase 3, KarMMa-3, nel quale sono stati inclusi pazienti con MM R/R a più linee di terapie (da due a quattro) e sono stati randomizzati con un rapporto 2:1 ad eseguire terapia con ide-cel (n=245) o uno dei cinque regimi standard proposti (n=132), in particolare: daratumumab + pomalidomide + desametasone; daratumumab + bortezomib + desametasone; ixazomib + lenalidomide + desametasone; carfilzomib + desametasone o elotuzumab + pomalidomide + desametasone (ai pazienti non poteva essere somministrato la stessa linea terapeutica eseguita come ultima). L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Gli endpoint secondari erano rappresentati dalla risposta globale e dalla sopravvivenza globale.

Globalmente, di tutti i pazienti arruolati, il 66% era triplo-refrattario e il 95% aveva una malattia refrattaria a daratumumab. Ad un follow-up di 18 mesi, la PFS è stata di 13,3 mesi nel gruppo ide-cel vs 4,4 mesi nel gruppo standard (p< 0,001). Una risposta è stata ottenuta nel 71% dei pazienti trattati con ide-cel vs il 42% dei pazienti del gruppo standard, con una risposta completa nel 39% vs 5%, dei casi, rispettivamente. I dati di sopravvivenza globale non erano maturi al cutoff, e non sono stati aperti dal cieco.

Per quanto concerne la sicurezza, eventi avversi di grado 3 o 4 si sono verificati nel 93% dei pazienti nel gruppo ide-cel e nel 75% dei pazienti del gruppo standard. Nel gruppo di pazienti sottoposti a ide-cel, la sindrome da rilascio di citochine (CRS) si è verificata nell’83% dei casi (grado 3 o 4, nel 5%) e la neurotossicità nel 15% dei pazienti (grado 3 o 4, nel 3%).

I risultati preliminari dello studio di fase 3 hanno evidenziato che la terapia con ide-cel ha prolungato significativamente la sopravvivenza libera da progressione e ha migliorato la risposta rispetto ai regimi standard nei pazienti con mieloma multiplo R/R triplo-esposti che avevano ricevuto precedentemente da due a quattro regimi terapeutici. Inoltre, questo vantaggio veniva conseguito con una singola infusione di CAR-T contrariamente al trattamento standard che veniva eseguito in maniera continuativa fino a progressione.

 

Fonte:

Rodriguez-Otero P, Ailawadhi S, Arnulf B, et al. Ide-cel or Standard Regimens in Relapsed and Refractory Multiple Myeloma. N Engl J Med. 2023;388:1002-1014.

 

Ciltacabtagene autoleucel vs trattamento standard nei pazienti refrattari alla lenalidomide, risultati preliminari dello studio CARTITUDE-4.

Ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel) è anch’essa una terapia a base di cellule CAR-T anti-BCMA approvata dall’EMA a maggio 2022 per i pazienti già sottoposti ad almeno tre terapie precedenti, tra cui un inibitore del proteasoma, un agente immunomodulante e un anticorpo monoclonale anti-CD38, e la cui malattia sia andata in progressione dopo l’ultima terapia. Tale approvazione è basata sui risultati dello studio CARTITUDE-1.

Sul New England Journal of Medicine sono stati recentemente pubblicati i risultati dello studio di fase 3, randomizzato, CARTITUDE-4 per pazienti con mieloma multiplo refrattario alla lenalidomide (con una mediana di linee di trattamento da 1-3). I pazienti venivano randomizzati a ricevere cilta-cel (n=208) o una cura standard a scelta del curante (n=211). Tutti i pazienti avevano ricevuto da una a tre linee di trattamento precedenti.

Ad un follow-up mediano di 15,9 mesi, la PFS mediana, endpoint primario dello studio, non è stata raggiunta nel gruppo cilta-cel mentre è stata di 11,8 mesi nel gruppo con terapia standard (P<0,001). La PFS a 12 mesi è stata del 75,9% nel gruppo cilta-cel e del 48,6% nel gruppo con terapia standard.

Per quanto riguarda l’efficacia del trattamento, il tasso di risposte globali è stato del 84,6% nel gruppo cilta-cel contro il 67,3% del gruppo a terapia standard, con un tasso di risposte complete del 73,1% vs il 21,8% e un’assenza di malattia minima residua nel 60,6% contro il 15,6%, rispettivamente, nei due gruppi.

La maggior parte dei pazienti ha riportato eventi avversi di grado 3 o 4 durante il trattamento. Tra i pazienti che hanno ricevuto cilta-cel, il 76,1% ha presentato una CRS (grado 3 o 4, nell’1,1%; nessun grado 5) e il 4,5% una neurotossicità (in tutti i casi di grado 1 o 2).

Anche in questo caso la terapia con CAR-T anti BCMA in singola infusione ha comportato un rischio inferiore di progressione della malattia rispetto alla terapia standard continuativa nei pazienti refrattari a lenalidomide anche in prima recidiva/progressione.

 

Fonte:

San-Miguel J, Dhakal B, Yong K, et al. Cilta-cel or Standard Care in Lenalidomide-Refractory Multiple Myeloma. N Engl J Med. 2023;389:335-347. 

A cura di:

Ematologia, Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Università Sapienza, Roma

Professore Emerito di Ematologia, Università Sapienza, Roma

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