Professore Ordinario di Ematologia, Università degli Studi di Ferrara
Professore Associato di Ematologia, Università degli Studi di Ferrara
Nel corso dell’ultimo Congresso Annuale dell’ASH 2024, Jeff Sharman ha presentato i dati dello studio BRUIN CLL-321 (https://ash.confex.com/ash/2024/webprogram/Paper198147.html) che ha confrontato pirtobrutinib vs idelalisib e rituximab (IdelaR) o bendamustina e rituximab (BR) nella leucemia linfatica cronica (LLC) precedentemente trattata con inibitori della Bruton tirosin chinasi (BTKi)
Lo studio ha incluso 238 pazienti randomizzati dopo stratificazione per la presenza di 17p- e per la precedente esposizione a venetoclax.
La popolazione arruolata è da considerarsi ad alto rischio per le seguenti caratteristiche:
- alto numero mediano di precedenti terapie (n=3)
- frequente progressione sotto terapia con BTKi (71% dei casi)
- elevata % di casi con aberrazioni TP53 (circa 50%), cariotipo complesso (72% nel braccio pirtobrutinib) e di mutazioni BTK o PCLg2 (52% nel braccio pirtobrutinb).
I principali dati di efficacia ad un follow-up mediano di 19,4 mesi erano i seguenti
- Vantaggio di PFS e di tempo al successivo trattamento o morte (TTNT) nel braccio pirtobrutinib rispetto al braccio di controllo (mediane rispettive: 14 e 24 mesi vs 8,7 e 10,9 mesi, con p=0,0002 per PFS e p<0,0001 per TTNT).
- Nei pazienti non precedentemente esposti a venetoclax, il TTNT era di 29 mesi mentre scendeva a 20 mesi nei pazienti con precedente doppia esposizione agli agenti biologici
- Nessuna differenza di sopravvivenza globale nei due bracci, con il frequente passaggio (crossover) a pirtobrutinib avvenuto nel 76% dei pazienti alla progressione nel braccio di controllo.
Commenti
Questo è primo studio randomizzato dedicato alla LLC precedentemente trattata con un BTKi. I dati di efficacia hanno messo in evidenza, in una popolazione ad alto rischio e senza valide alternative nella parte di pazienti doppio esposta a un BTKi e a venetoclax (50% dei pazienti arruolati), un vantaggio di PFS rispetto a un braccio di controllo oggi non più attuale. Mentre la PFS mediana osservata in questo studio di fase 3 (14 mesi) è inferiore rispetto a quella osservata nello studio di fase 1-2 pubblicato sul N Engl J Med nel 2023 (19,6 mesi), di grande interesse sono i dati di TTNT (29 mesi nei pazienti precedentemente esposti al solo BTKi e 20 mesi nei doppi esposti). Ottima la tolleranza nel braccio pirtobrutinib, ove sono state riportate una bassa percentuale di sospensioni definitive del trattamento per eventi avversi (16,4% dei pazienti), un’incidenza di fibrillazione atriale pari al 2,6% (osservata in 2 casi su 3 in pazienti che avevano avuto precedente aritmia), un 6,9% di eventi di ipertensione di qualunque grado e un 21,6% di sanguinamenti di qualunque grado (3,4% di grado 3-4).