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Bendamustina e rituximab verso R-CHOP nei linfomi indolenti

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Una progression-free survival (PFS) significativamente più lunga e una minore tossicità sono presenti nei pazienti con linfoma indolente o linfoma mantellare trattati in prima linea con bendamustina e rituximab rispetto a quelli riceventi un trattamento con CHOP più rituximab. Queste le conclusioni di uno studio randomizzato di fase 3 (Rummel MJ et al. Lancet, 2013; 381: 1203-10) che ha messo a confronto l’efficacia di bendamustina, un agente chemioterapico che combina gli effetti di un alchilante e di un analogo purinico, con quella del classico regime R-CHOP in questa categoria di pazienti.

Su un totale di 514 pazienti inclusi nell’analisi, il tasso complessivo di risposta è stato simile nel gruppo bendamustina e nel gruppo R-CHOP (93% verso 91%, rispettivamente), anche se la percentuale di risposte complete era significativamente superiore nel gruppo bendamustina (40% verso 30%). L’endpoint primario dello studio era costituito dalla PFS, che è risultata significativamente più lunga nei pazienti trattati con bendamustina e rituximab (69,5 mesi verso 31,2 mesi nel gruppo R-CHOP), in tutti i sottotipi istologici ad eccezione del linfoma della zona marginale. I pazienti del gruppo bendamustina hanno presentato meno eventi avversi gravi di quelli del gruppo R-CHOP (19% verso 29%, rispettivamente) e meno effetti tossici di tipo ematologico. In generale, tutti gli eventi avversi sono stati più frequenti nei pazienti trattati con R-CHOP, ad eccezione delle reazioni cutanee.

«Questi dati dimostrano che la combinazione di bendamustina e rituximab è più efficace e meno tossica del regime standard R-CHOP nei pazienti con linfoma indolente e mantellare», scrivono gli autori dello studio. «Studi precedenti hanno dimostrato che l’aggiunta di un mantenimento con rituximab per 2 anni nei pazienti con linfoma follicolare trattati con R-CHOP può migliorare significativamente la PFS. Su questa base, uno studio (MAINTAIN) è in corso per valutare gli effetti di un mantenimento con rituximab per 2 o 4 anni dopo un trattamento di induzione con bendamustina e rituximab».

 

Fonte: The Lancet 

PubMed link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23433739.

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