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BAECOPP a ridotta intensità nell’Hodgkin avanzato

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Un trattamento chemioterapico a ridotta intensità basato su 6 cicli di BEACOPP, seguito dalla radioterapia guidata dalla PET, consente di ottenere una minore probabilità di fallimenti terapeutici, una maggiore sopravvivenza globale e una ridotta tossicità rispetto alla terapia con 8 cicli di BEACOPP nei pazienti con linfoma di Hodgkin in fase avanzata. Queste le conclusioni di uno studio multicentrico di fase III (Engert A et al. Lancet, 2012;379:1791-1799) su 2182 pazienti con HD di nuova diagnosi randomizzati a ricevere un trattamento con 8 cicli di BEACOPPescalated, 6 cicli dello stesso regime o 8 cicli di BEACOPP14 (cicli di 14 giorni). I pazienti con una massa persistente (≥ 2,5 cm) e PET positiva dopo chemioterapia ricevevano una radioterapia addizionale con 30 Gy.

Sul totale dei 2126 pazienti  inclusi nell’analisi intention-to-treat il tasso di libertà dal fallimento a 5 anni è stato pari all’89,3% per i pazienti trattati con 6 cicli di BEACOPPescalated, verso l’85,4% per il gruppo ricevente 8 cicli di BEACOPP14 e l’84,4% per il braccio ricevente 8 cicli di BEACOPPescaleted. Negli stessi gruppi, la sopravvivenza globale è stata pari al 95,3%, 94,5% e 91,9%, rispettivamente. La maggiore mortalità nei pazienti trattati con 8 cicli di BEACOPPescalated era associata principalmente agli eventi avversi correlati alla terapia e alle neoplasie secondarie.

Lo schema BEACOPP rappresenta lo standard di cura in alcuni Paesi europei, ma viene invece poco utilizzato in altri e negli Stati Uniti, essendo ritenuto associato a una maggiore tossicità e rischio di secondi tumori. A parere degli autori della ricerca, i risultati di questo studio sull’efficacia di uno schema ridotto suggeriscono che «6 cicli di BEACOPPescalated dovrebbero rappresentare il trattamento di scelta per i pazienti con linfoma di Hodgkin in fase avanzata. L’esecuzione di una PET dopo la chemioterapia può rappresentare una guida per decidere la necessità di aggiungere una radioterapia addizionale».

 

Fonte: The Lancet

PubMed Link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22480758

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