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Anemia da carenza di ferro: un problema globale

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Una estesa review dedicata alla carenza di ferro e all’anemia sideropenia è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine, a firma della prof.ssa Clara Camaschella (Camaschella C. N Engl J Med. 2015;372:1832-43). La prof.ssa Camaschella, membro della Faculty del sito Ematologia in Progress, ha dedicato la propria carriera scientifica allo studio delle anemie e dei disordini del metabolismo del ferro e raccoglie ora l’importante riconoscimento che viene da questa prestigiosa pubblicazione.

La review sottolinea come la carenza di ferro continui a rappresentare la principale causa di anemia nel mondo, tanto nei paesi a basso reddito quanto in quelli sviluppati, e come la diagnosi e il trattamento di questa condizione potrebbero essere sostanzialmente migliorati. La carenza di ferro e l’anemia che ne può conseguire vengono riconsiderati alla luce dei recenti miglioramenti nella conoscenza dell’omeostasi sistemica del ferro e l’articolo esamina cause, caratteristiche fisio-patologiche e opzioni terapeutiche per queste condizioni negli adulti.

Nelle condizioni di carenza di ferro, l’omeostasi del ferro va incontro a modifiche sostanziali, in particolare per quanto riguarda il controllo dei meccanismi dell’acquisizione del ferro, basati sull’epcidina. La review della prof.ssa Camaschella illustra come proprio la migliore conoscenza dell’omeostasi sistemica del ferro abbia consentito di identificare, accanto alle cause acquisite di anemia di carenza di ferro, anche un disordine genetico, trasmesso come carattere autosomico recessivo, che prende il nome di iron-refractory iron-deficiency anemia (IRIDA).

I pazienti con IRIDA, così come quelli con disturbi nell’assorbimento del ferro, possono richiedere un trattamento con ferro endovena. Poiché la somministrazione endovenosa supera i problemi legati all’assorbimento del ferro, essa risulta più efficace ed aumenta i livelli di emoglobina più rapidamente rispetto all’assunzione orale. Classicamente, la via endovenosa è stata limitata dalla possibilità di reazioni di ipersensibilità, ma la pratica clinica potrebbe modificarsi in futuro con la recente approvazione di nuove e più sicure formulazioni di ferro. L’indicazione fornita dalla prof.ssa Camaschella è quella della necessità di studi randomizzati per verificare gli effetti a lungo termine della supplementazione di ferro endovena. Nel frattempo, questa via di somministrazione dovrebbe essere utilizzata solo nei casi in cui i benefici risultano superiori ai potenziali rischi (oltre a IRIDA e condizioni di malassorbimento, pazienti con telangectasia emorragica ereditaria, malattia infiammatoria intestinale, nefropatia cronica in dialisi trattati con agenti stimolanti l’eritropoiesi e forse anche pazienti carenti di ferro con insufficienza cardiaca).

L’articolo fornisce una lista dettagliata delle indicazioni per il trattamento con ferro parenterale, oltre a indicazioni per il dosaggio, e la lista degli esami di laboratorio da utilizzare per la valutazione dello stato del ferro negli adulti, accanto a glossari e quadri riassuntivi dell’omeostasi del ferro nei soggetti carenti di questo elemento.

Fonte: The New England Journal of Medicine

PubMed link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25946282

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