E’ un momento ricchissimo di nuovi e importanti risultati terapeutici: è questa la sintesi di quello che è emerso all’ASH (American Society of Hematology) meeting 2015 di Orlando in tema di terapia della leucemia linfatica cronica (LLC).
Relativamente alla terapia di prima linea la comunità scientifica può considerare con estremo interesse i seguenti dati:
1) La combinazione di bendamustina e obinutuzumab è stata studiata nello studio GREEN in 158 pazienti, di età mediana di 67,6 anni, con CIRS score >6 nel 15,8% dei casi e CrCl <70 mL/min nel 44.9% dei casi. In questo studio si sono registrate risposte complete nel 32,3% dei casi con MRD negativa (in citofluorimetria) in 93/158 pazienti (58.9%) nel sangue periferico e in 44/158 pazienti (27.8%) su sangue midollare. Il profilo di tossicità in questa popolazione che includeva pazienti con comorbidità è nel complesso in linea con l’atteso, ma non pare trascurabile per la presenza di 8 decessi per tossicità.
Relativamente alla terapia della LLC recidivata o refrattaria le principali novità sono rappresentate da:
1) L’efficacia dell’inibitore di BCL2 venetoclax (ABT-199) che, studiato in varie combinazioni (con rituximab, con obinutuzumab, con bendamustina e rituximab), ha prodotto risposte complete e durevoli, talora con negativizzazione della MRD nelle seguenti popolazioni
nella LLC recidivata e refrattaria, inclusa la popolazione con 17p-;
nella LLC in progressione dopo ibrutinib e idelalisib.
2) La conferma dell’efficacia di idelalisib che, associato a bendamustina e rituximab, ha aumentato la PFS rispetto alla sola bendamustina e rituximab, con una mediana di 23 mesi vs 11 mesi. I pazienti in studio erano frequentemente ad alto rischio, con una mediana di 2 precedenti linee di trattamento (Zelenetz A et al. Idelalisib Plus Bendamustine and Rituximab (BR) Is Superior to BR Alone in Patients with Relapsed/Refractory Chronic Lymphocytic Leukemia: Results of a Phase 3 Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Study. ASH 2015; LBA-5). Il dato di maggiore efficacia rispetto al trattamento chemioimmunoterapico di più largo utilizzo (bendamustina e rituximab) appare interessante alla luce del fatto che il braccio di controllo dello studio registrativo era il solo rituximab, molto utilizzato negli USA e assai poco diffuso come monoterapia in Europa. E’ inoltre da notare come l’insorgenza di complicanze a genesi infiammatorio/disimmune di grado severo era contenuta in questo studio (diarrea: 7,2%; polmonite infiammatoria: 1,4%; aumento delle transaminasi: 21%).