A cura di: Felicetto Ferrara

Abaza Y et al, Blood, 2017;129:1275-1283.

La combinazione di acido retinoico (ATRA) e triossido di arsenico (ATO) rappresenta lo standard of care per pazienti con leucemia acuta promielocitica (LAP) a rischio basso o intermedio. In questo studio, Abaza e collaboratori riportano i risultati a lungo termine di 3 trial basati sulla combinazione ATRA/ATO + gemtuzumab ozogamicin (GO), un anticorpo monoclonale anti-CD33 coniugato con un agente citotossico (calicheamicina). GO veniva impiegato in tutti i pazienti ad alto rischio ed in quelli a rischio basso o intermedio in caso di leucocitosi ATRA/ATO correlata.  Dopo l’ottenimento della remissione completa (RC), erano previsti 4 cicli di consolidamento con ATRA/ATO (Figura I).

Figura I: Protocollo ATRA/ATO/GO utilizzato all’MD Anderson Cancer Center per la terapia della LAP.

Sono stati trattati 187 pazienti (54 ad alto rischio, 133 a rischio basso o intermedio). Come indicato in Figura II, 239 pazienti erano risultati eleggibili, ma 52 sono stati esclusi, 39 per ragioni socio-economiche (prevalentemente assicurative) e 13 per morte precoce entro 48 ore.

Figura II: Flow chart dei pazienti. Da rilevare che 39 pazienti sono stati esclusi per ragioni economiche (prevalentemente assicurative) e 13 per “early death”, il problema oggi clinicamente più rilevante nella LAP.

Le caratteristiche della popolazione dei pazienti sono sintetizzate in Tabella I.

Tabella I: Caratteristiche dei pazienti trattati alla diagnosi.

La percentuale di RC nella popolazione globale è stata del 96 % con 4 % di morte in induzione e nessun caso di resistenza, come avviene comunemente nella LAP. La RC è stata ottenuta in 52/54 pazienti ad alto rischio (96%) e nel 95% dei rischi basso ed intermedio. L’aggiunta di GO è stata necessaria in 60 pazienti non ad alto rischio (45%), al fine di controllare la leucocitosi e le complicanze ad essa correlate. Sono state osservate 3 recidive tardive (> 1 anno dalla RC), 5 recidive precoci (Tabella II) e 14 decessi, 12 dei quali non correlati alla malattia. Infine, 3 pazienti sono stati persi al follow-up (Tabella III).

Tabella II: Caratteristiche dei pazienti recidivati.

Tabella III: Cause di morte non correlate a LAP.

La event-free survival (EFS), la disease-free survival (DFS) e la overall survival (OS) sono state dell’85%, 96% e 88%, rispettivamente (Figura III).

Figura III: EFS, DFS e OS per l’intera popolazione di pazienti (a sinistra); EFS, DFS e OS in base al rischio iniziale (al centro): non vi sono differenze statisticamente significative.  EFS, DFS e OS in base all’età (< o > 60 anni), a sinistra: non vi è differenza nella DFS, mentre la OS e la EFS differiscono significativamente a causa di altri fattori di morbidità e mortalità correlati all’età.

Non vi è stata differenza statisticamente significativa nei più importanti outcome tra i pazienti a rischio basso/intermedio e quelli ad alto rischio; al contrario, nei pazienti anziani la EFS ed OS sono risultate inferiori, mentre non vi era differenza nella DFS (Figura III).

Questi risultati confermano che un approccio chemotherapy-free è efficace nel lungo termine in pazienti con LAP a rischio basso/intermedio. La necessità dell’impiego di GO in questa sottocategoria rimane dubbia, in quanto in altri studi sono stati ottenuti risultati analoghi senza l’impiego di anticorpo anti-CD33 immunoconiugato. Se nell’alto rischio la combinazione di ATRA/ATO/GO sia vantaggiosa rispetto alla classica associazione ATRA + idarubicina (attuale standard of care), rimane dubbio e andrà esplorato in studi futuri.

Fonte:

Abaza Y, Kantarjian H, Garcia-Manero G, et al. Long-term outcome of acute promyelocytic leukemia treated with all-trans-retinoic acid, arsenic trioxide, and gemtuzumab. Blood. 2017;129:1275-1283.

 

 

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